Olio extravergine di oliva Sicilia

Azienda agricola TENUTA COLLOTTA

Olio extravergine d'oliva BIO

Olio di oliva extravergine prodotto in Sicilia: coltivazione dell'ulivo

Olio extravergine di oliva: coltivazione degli ulivi in Sicilia
Olio extravergine di oliva BIOLOGICO: ulivi coltivati in Sicilia. Questa bella fotografia è stata scattata a cura del movimento culturale L'eco del gusto, il network di cui la nostra azienda è partner, sui terreni dell'agriturismo a Siracusa della Masseria Italia.


 

 

Le informazioni esposte in questo articolo sono state attinte al sito:
http://www.agraria.org/coltivazioniarboree/olivo.htm
L'autore dell'articolo citato è il dottor Alberto Gentili.

 

La zona geografica da cui si pensa abbia avuto origine la pianta dell'ulivo (il cui nome botanico è Olea europaea L.) sembra essere la parte meridionale del Caucaso. Le notizie più antiche che riguardano questa pianta possono essere datate indietro fino all'anno 12.000 avanti Cristo. Molti, tuttavia considerino questa pianta una specie originaria dell'area del Mediterraneo. In questa area geografica, infatti, la pianta dell'olivo (o ulivo, in italiano è lo stesso) si è ambientata davvero bene, soprattutto nella fascia climaticA in cui la coltura principale è quella degli agrumi. Ricadono all'interno di quest'area paesi come l'Italia, la Grecia, il sud della Francia e della Spagna e altri paesi del medio oriente che si affacciano sul mar Mediterraneo.
La varietà di ulivo oggetto di coltivazione appartiene alla numerosa famiglia botanica delle oleaceae, all'interno della quale troviamo circa 30 generi. Tra di essi vale qui la pena di ricordare il genere Syringa, il genere Ligustrum e il genere Fraxinus. La specie comprende due sottospecie: l'ulivo comunemente oggetto di coltivazione (nome botanico Olea europaea sativa) e l'oleastro, o ogliastro (nome botanico Olea europaea oleaster).

 

Caratteristiche  botaniche dell'albero
L'ulivo è un organismo molto longevo. La pianta può raggiungere l'età di diversee centinaia d'anni. Questo si può imputare soprattutto al fatto che essa è capace di rigenerare totalmente (o in larga parte) sia l'apparato epigeo sia l'apparato ipogeo, laddove questi venissero danneggiati. Inoltre l'ulivo è una pianta sempreverde. La sua fase vegetativa è praticamente continua durante tutto il ciclo annuale e presenta un solo leggero calo nel periodo invernale, durante il quale il tenore metabolico della pianta si riduce.


L'albero dell'ulivo si presenta come una specie vegetale dal tipico carattere basitone. La pianta, cioè, tende spontaneamente ad assumere la forma conica, a prescindere dall'intervento dell'uomo.
Le sue gemme sono per la maggior parte ascellari. In piante particolarmente vigorose a fianco alle gemme da fiore (quelle cioé destinate a produrre frutti con i soli primordi di organi produttivi) e da legno (dalle quali si svilupperanno i nuovi rami) si possono ritrovare anche gemme miste, destinate cioé a produrre sia fiori (e quindi successivamente drupe) sia rami fogliati.


I fiori dell'ulivo sono ermafroditi, piccoli, bianchi e non profumati. Sono costituiti da un calice a 4 sepali e da una corolla gamopetala formata da 4 petali bianchi. Essi sono raggruppati in strutture dette mignole, ciascuna costituita di 10-15 fiori, che si hanno origine dalle gemme miste presenti su rami già dall'anno precedente o sui rami di nuova generazione. La comparsa delle mignole, detta mignolatura, è un fenomeno scalato che inizia in epoca abbastanza precoce nella parte della chioma esposta a meridione. L'impollinazione è di tipo anemofilo, cioé avviene grazie al trasporto del polline a opera del vento, non per l'intermediazione di insetti pronubi (come avviene invece nelle piante a impollinazione entomofila).
Le foglie dell'olivo sono lanceolate, coriacee e disposte in verticilli perpendicolari fra loro. Hanno un colore verde glauco e sono glabre sulla pagina superiore. Sono invece provviste peli stellati sulla pagina inferiore, il ché conferisce loro un caratteristico colore argentato. Il ruolo di questi peli è limitare il tasso di traspirazione, evitando eccessive perdite di acqua attraverso gli stomi durante le giornate più calde (un fenomeno che tende a essere frequente nel corso della stagione estiva negli ambienti mediterranei in cui la pianta cresce).

 

L'oliva, il frutto dell'olivo, è una drupa ovale. Essa rappresenta l'unico frutto dal quale si estrae un olio con metodi esclusivamente meccanici. Gli oli ottenuti da tutti gli altri frutti si estraggono prevalentemente con metodi chimici o fisici da semi oleosi. Il peso medio della drupa va da 2,5 grammi, per le cultivar a vocazione da olio, a 4,5 grammi per quelle a vocazione da tavola. La buccia dell'oliva, detta esocarpo, ha un colore che varia dal verde al viola scuro (fino quasi al nero) in funzione dell'epoca di maturazione e della particolare cultivar. La polpa, il mesocarpo della drupa, è carnosa e presenta un  contenuto in olio che si aggira intorno al 25-30%. Nella drupa integra l'olio d'oliva è raccolto all'interno delle cellule parenchimatiche del mesocarpo sotto forma di goccioline di piccole dimensioni.

 

Il seme è racchiuso e protetto all'interno di un endocarpo legnoso, anch'esso di forma ovoidale. L'endocarpo si presenta ruvido, di colore marrone e spesso provvisto di estremità acuminate. Quando capita di trovare noccioli privi di embrione, è soprattutto il caso delle cultivar Rossellino e Montalcino, si determina una caduta del prezzo di mercato del prodotto.


Olio extravergine di oliva biologico: il tronco dell'ulivoIl tronco può essere di spettacolare bellezza. Tende a essere contorto ed è rivestito da una corteccia grigia e liscia che tende a sgretolarsi con l'avanzare dell'età dell'albero. Il legno dell'ulivo ha una tessitura fine e presenta un colore giallo-bruno. Al taglio esso emana un gradevole profumo di olio d'oliva. E' duro e si presta molto bene alla costruzione di mobili pregiati. Tipica del tronco dell'ulivo, sin dalletà giovanile della pianta, è la formazione di iperplasie (a ovulo, a mamellone, a puppola) nella zona legnosa appena sotto la superficie del terreno (colletto). Strutture dello stesso genere possono comparire anche sulla branche. In ogni caso queste formazioni sono causate da fattori parassitari. Hanno piuttosto origine da squilibri ormonali o sono dovute a eventi e traumi di tipo microclimatico.


Le radici dell'ulivo sono di tipo fittonante nei primi 3 anni di età. A partire dal quarto anno cominciano a trasformarsi, assumendo sempre più un carattere di tipo avventizio. Sono radici superficiali e garantiscono all'albero un'ottima vigorosità anche quando la pianta cresca su terreni rocciosi o in altre condizioni in cui lo strato di terreno che contiene sostanze nutrienti sia limitato a poche decine di centimetri.

 

Fenologia e alternanza della produzione di olive
Nello studio dell'ulivo è importante individuare gli stadi fenologici e comprendere l'alternanza della produzione.
Gli stadi fenologici dell'ulivo sono:
1. lo stadio invernale, durante il quale le gemme sono quiescenti
2. il risveglio vegetativo delle gemme
3. la formazione delle mignole (mignolatura) con il fiore non ancora sviluppato ma che presenta già i bottoni fiorali
4. l'aumento di volume dei bottoni
5. la differenziazione e la separazione della corolla dal calice
6. la fioritura propriamente detta, che si manifesta con l'apertura dei fiori dalle corolle bianche
7. la caduta dei petali con la comparsa delle cosiddette corolle imbrunite
8. il momento dell'allegagione e la comparsa delle drupe dai calici
9. l'ingrossamento del frutto
10. l'invaiatura (il viraggio del colore della buccia) e l'indurimento del nocciolo
11. la maturazione del frutto

 

Del fenomeno dell'alternanza della produzione, per intenderci il fatto che comunemente la pianta dell'ulivo alterni un anno di grande produttività a uno di produzione molto più povera, si deve necessariamente tener debito conto in olivicoltura e nella pianificazione strategica di un'azienda dedita alla produzione di olio extravergine di oliva. I suoi effetti, infatti, si ripercuotono pesantemente sia sul prezzo sia sulla qualità del prodotto commercializzato (sia esso costituito dalle olive sia esso costituito dall'olio extravergine d'oliva).
Le cause di questa manifestazione periodica sono probabilmente riconducibili a una serie di fattori concomitanti che comprendono condizioni climatiche, periodicità degli attacchi da parte di parassiti della pianta, pratiche agronomiche sbagliate all'atto della potatura e della concimazione, ritardo nell'eseguire la raccolta delle olive e, non ultima, la predisposizione genetica espressa dalla specifica cultivar di ulivo allevata.

Ovviare al fenomeno dell'alternanza delle cosiddette annate di carica e annate di scarica è possibile, a patto che si operi in modo tempestivo e continuato con gli accorgimenti adeguati.

Bisogna:
1. distribuire in modo regolare la produzione di olive sulla chioma della pianta, operando interventi di potatura straordinari e praticando l'incisione anulare;
2. praticare l'irrigazione e concimare in modo adeguato e continuo durante tutto il corso dell'anno;
3. mettere in campo regolarmente le migliori strategie di lotta ai parassiti, e in modo particolare contro la mosca dell'olivo;
4. anticipare quanto più possibile il momento della raccolta delle olive, compatibilmente con il raggiungimento del giusto grado di maturazione delle drupe, necessario a ottenere un olio extravergine di oliva di grande qualità.

 

I portinnesti e le varietà dell'ulivo
I portinnesti ideali per produrre olive da tavola o olive da olio extravergine d'oliva sono gli oleastri (da olivo selvatico, usati un tempo) e gli olivastri (alberi dalle caratteristiche rustiche e molto vigorose. Sono questi, oggi, i soggetti più usati in olivicoltura). Gli olivastri sono in pratica gli alberi ottenuti dalla germinazione di semi di piante coltivate. Come sempre accade, il franco ha una forte disomogeneità di sviluppo. Questa caratteristica è ancor più evidente nell'ulivo, dato che la maggior parte delle varietà è costituita da piante autosterili. Ne deriva che individuare una popolazione di semenzali che possa essere uniforme e avere la capacità di controllare i caratteri del fenotipo delle piante che nasceranno è molto difficile. Accanto all'uso della pianta dell'Olea europaea si è ottenuto un certo successo con l'uso dell'Olea oblonga, una specie che si è dimostrata resistente al Verticillium dahliae, un patogeno molto diffuso soprattutto nella parte meridionale della nostra penisola. La ricerca di nuovi possibili portinnesti è stata orientata anche sulla sperimentazione di altre specie del genere Oleae.


Le cultivar dell'olivo

Il parametro più usato per classificare le cultivar di olivo è basato sulla suddivisione delle stesse in relazione alla destinazione d'uso del frutto.

Si distinguono, dunque, tra le numerose:
a - cultivar destinate a produrre olio extravergine d'oliva. Tra queste la Dolce Agogia, la Carboncella, la Bosana, la Coratina, la Moraiolo, la Canino, la Frantoio, la Casaliva, la Leccino, la Pendolino. Quest'ultima è nota da tempo per le sue buone doti come cultivar impollinatrice a beneficio delle cultivar Leccino, Ascolana Tenera, Frantoio, Moraiolo,  Rosciola e Taggiasca;
b - cultivar destinate a produrre olive da mensa. Tra queste vanno sicuramente citate la Ascolana Tenera, l'Oliva di Cerignola e l'oliva Sant'Agostino;
c - cultivar a duplice attitudine: da olio extravergine di oliva e da olive da mensa. Tra queste citiamo la Tonda Iblea (una cultivar siciliana) la Carolea e la Itrana.

 

Impianto dell'ulivo
Prima di poter mettere a dimora le piantine di ulivo nel luogo prescelto per le adeguate caratteristiche pedoclimatiche e orografiche, è importante svolgere le seguenti operazioni agronomiche:

a) il livellamento e, ove necessario, lo spietramento;

2) una lavorazione profonda del terreno usando un aratro ripuntatore allo scopo di dissodare il terreno in profondità;

3) una concimazione a base di letame da allevamento bovino (usando circa 300-400 quintali per ettaro) e una concimazione fosfo-potassica (usando 150-200 kg di concime per ettaro);

4) realizzare una buona rete di scolo per drenare adeguatamente il terreno in caso di piogge abbondanti;

5) tracciare i sesti e mettere i tutori in legno a sostegno degli alberelli;

6) effettuare, se necessaria, la potatura preliminare al trapianto delle piantine.

 

Il periodo consigliato per la messa a dimora dell'ulivo è sicuramente l'inizio della primavera, avendo cura di precedere la ripresa vegetativa. Nelle zone climatiche più temperate, dove l'inverno è particolarmente mite è invece consigliabile mettere a dimora le piantine di ulivo in autunno.

Le piante vanno allevate con particolari forme e sesti d'impianto. Nell'Italia centrale si tende a preferire il sesto di 5x6 o quello di 6x6. Nell'Italia del sud è invece più difuso il sesto di 7x6 o quello di  7x7. Recentemente si è cominciato a sperimentare il cosiddetto sesto dinamico. Si tratta in pratica di un oliveto in cui le piante le piante hanno un sesto di 6x3 fino al 12° anno di vita. A partire dal 13° anno, una fila ogni due viene espiantata per ottenere due impianti di 6x6.

 

Forme di allevamento dell'ulivo
Le forme di allevamento dell'albero di ulivo cambiano da una zona all'altra, da una cultivar all'altra e anche in funzione del tipo di raccolta che si intende praticare. L'olivo è una pianta dal tipico carattere mediterraneo. Come tale essa ha bisogno di assorbire molta luce e di disporre di aria libera. Ha dunque bisogno di un apparato fogliare adeguatamente sviluppato per poter produrre le quantità di olive attese. Le drupe crescono su rami dell'età di almeno un anno compiuto. Questi vanno rinnovati annualmente, avendo cura inoltre di evitare gli ombreggiamenti che avrebbero effetti negativi molto pesanti sulla produttività e conseguentemente sul rendimento economico della coltura.
Tra i sistemi di allevamento scelti nel campo della coltivazione dell'olivo la forma a vaso è quella più diffusa. Dal fusto reciso a una certa altezza, si lasciano partire verso l'esterno delle branche che diano alla chioma dell'albero una forma a cono, a cilindro, oppure ancora tronco-conica. Questo sistema è privilegiato perché agevola l'arieggiamento della chioma ed evita l'eccessivo infittimento della vegetazione. La forma a vaso policonico, con diverse branche impalcate a 1 o 2 metri da terra, consente la lavorazione e la crescita sottochioma delle specie erbacee, consentendo, in questo modo, di ottimizzare lo sfruttamento del terreno da parte dell'azienda agricola. Allo stesso tempo, però, questo sistema induce le piante a fruttificare anche molto in alto, rendendo difficili e costose le operazioni di potatura e quelle di raccolta. Al raggiungimento della maturità, per raggiungere i rami più alti ed eseguire una pratica di raccolta rispettosa della salute della pianta è necessario usare le scale. Per questo motivo oggi si stanno diffondendo altre e diverse forme di allevamento.

La forma libera o a cespuglio, si ottiene quando non si effettua alcun intervento di potatura sulla pianta nel corso dei primi 8 o 10 anni di vita, a eccezione dell'eventuale diradamento operato sui rametti alla base dell'albero entro i primi 40 o 50 centimetri, che si opera immediatamente dopo il trapianto oppure al termine del primo anno dalla messa a dimora. Completato dello sviluppo dell'olivo, si ottiene così un cespuglio di forma globoide che presenta varie cime e che non si è accresciuto eccessivamente verso l'alto, molto simile alla forma che avrebbe assunto l'albero naturale. Dopo il 10° anno si pianificano interventi di potatura più o meno intensi che vanno dall'abbassamento dell'altezza delle cime, con simultaneo sfoltimento della chioma, a una netta stroncatura turnata delle piante di tutto l'appezzamento. La forma del globo, molto simile a quella del cespuglio, si ottiene recidendo il fusto a una certa altezza e lasciando sviluppare le branche a partire da tale piano, senza un ordine prestabilito e permettendo che raggiungano altezze diverse.
Quando si lascia che le ramificazioni non scendano molto lateralmente, ma si estendano soltanto verso l'alto, come nella foggia tipica del pino da pinoli, si ottiene il cosiddetto ombrello. Tra le forme di allevamento più basse vale qui la pena di ricordare: quella a palmetta libera, quella detta a vaso cespugliato, quella del cespuglio allargato lungo il filare (con la chioma di sezione ellittica) oppure espanso (con la chioma di sezione circolare), quella a monocono o a cordone e quella a siepone.

Quando si sceglie di adottare queste forme lo si fa nell'intento di creare una massa continua di vegetazione lungo il filare che sia alta fino a 4 metri.

Il vaso cespugliato presenta 3 o 4 branche principali che partono dal suolo e normalmente derivano da gruppi di tre o quattro piantine.

Il monocono è una forma a tutta cima, che ricorda il fusetto usato nella frutticoltura. E' una forma di facile manualità nella fase di potatura. Per impostare questa forma di allevamento si effettuano delle potature estive nel corso dei primi due anni, al fine di eliminare i rami basali del tronco entro i primi 80 o 90 centimetri, di guidare la cima verso il tutore e di sopprimere eventuali ramificazioni laterali che possano entrare in concorrenza con l'unica cima desiderata. I rami legnosi vanno intervallati tra loro di 50 o 60 centimetri, in modo da cdare alla pianta, quando la struttura sarà completata, la forma di un cono con il vertice rivolto in alto. Questa è la forma di allevamento che meglio si adatta alla raccolta meccanizzata, ad esempio con sistemi di vibrazione del tronco. Tuttavia la fruttificazione non rischia di non essere sempre sufficientemente regolare. Le forme di allevamento libere sono le più adatte nel caso delle aziende che hanno a disposizione poca manodopera per la potatura e per la raccolta.

 

Le pratiche colturali da operare nell'allevamento degli ulivi
Per garantire la migliore produzione da parte di un albero di ulivo è bene effettuare una buona potatura della chioma e ricordare alcune regole fondamentali:

a - mantenere il giusto equilibrio tra vegetazione e fruttificazione;

b - la produzione dell'ulivo avviene sui rametti dello stesso anno la cui lunghezza varia da 25 a 50 cm;

c - la produzione molto abbondante realizzata durante un anno determina l'esaurimento delle sostanze nutritive di scorta a disposizione della pianta. Anche questo elemento favorisce l'alternanza di un anno ad alta produzione (anno di carica) e di un anno di scarsa produzione (anno di scarica);

d - la principale causa della cascola delle drupe prima della raccolta è la competizione ormonale fra frutti della stessa pianta cresciuti sullo stesso ramo;

 

L'albero dell'ulivo, in realtà, non avrebbe bisogno né di concimazione né di irrigazione, perché la pianta è molto rustica. Queste due pratiche si sono però dimostrate efficaci nell'indurre un aumento della produttività dell'albero.
L'irrigazione è importante nei primi due anni successivi all'impianto e poi negli anni successivi lo è nel periodo estivo. Se la pianta arriva a subire uno stress da carenza idrica nel periodo più caldo dell'anno si incorre in aperture anomale dei fiori con un conseguente aborto dell'ovario. Lo stesso stress causa anche una più ridotta dimensione delle drupe e lo sviluppo di una minore quantità di polpacon una conseguente minore produzione di olio extravergine di oliva. Per evitare questi rischi si usa installare in campo dei sistemi di irrigazione gravitazionale di tipo tradizionale oppure più moderni, a microportata (che prevedono lo spruzzo e il gocciolamento).

 

La pratica della concimazione, poi, dimostra la sua importanza al momento dell'impianto, come detto più sopra, ma anche nella fase della massima produzione. Una corretta concimazione permette di ottenere indici di conversione in olio extravergine d'oliva molto alti. Gli elementi fondamentali nella nutrizione minerale dell'ulivo sono il boro, il ferro e il magnesio. Oltre a questi, il calcio e il potassio favoriscono la sintesi di amido, regolano l'accumulo di acqua nel parenchima e aumentano la resistenza alle avversità ambientali. Il ruolo del fosforo riguarda la regolazione dell'accrescimento e la fruttificazione. La disponibilità di potassio influisce sul vigore della pianta e interviene nel controllo del rapporto vegeto-produttivo della chioma.

 

Raccolta delle olive da olio extravergine
Per le olive non esiste una vera e propria epoca ideale di raccolta. A seconda della modalità di maturazione dei frutti le olive si dividono in: olive a maturazione scalare, olive a maturazione contemporanea.
Sulla base del periodo di raggiungimento della maturazione distinguiamo inoltre le olive a maturazione precoce (come quelle delle cultivar LeccinoMoraiolo e Rosciola), olive medio-precoci (come nel caso della cultivar Cardoncella) e olive tardive (come nel caso della cultivar Frantoio).
Per le olive da olio extravergine di oliva si decide di cominciare la raccolta normalmente a partire dalla metà di Ottobre. Questo lavoro si protrae per tutto il mese di Dicembre dello stesso anno, quando i frutti sono giunti all'apice della maturazione. L'indice di ciò è l'avvenuta invaiatura del esocarpo, una caratteristica che però è tipica e differente da una cultivar all'altra e deve quindi essere ben nota al produttore. Nel caso delle olive da tavola la brucatura si può cominciare ad attuare sia poco prima sia poco dopo l'inizio dell'invaiatura, a seconda del tipo di lavorazione che le olive stesse dovranno subire.


Nel caso della raccolta delle olive da cui ci si aspetta di ottenere del buon olio extravergine d'oliva, è particolarmente importante riuscire a stimare con buona accuratezza il momento migliore in cui effettuare la raccolta tenendo. A questo scopo è bene considerare i seguenti fattori:
a - la cascola prima della raccolta è causa di perdite significative sulla produzione di olio extravergine d'oliva. Il prodotto ottenuto spremendo le olive cascolate e raccattate da terra è di qualità decisamente scadente. Nel caso delle cultivar soggette a questo fenomeno sarebbe dunque meglio anticipare il momento della raccolta.
b - anticipare la raccolta permette di evitare il rischio di danni da eventi atmosferici e quello di danni da attacchi di parassiti;
c - le olive raccolte precocemente, se la maturazione è comunque già giunta conclusione, hanno sapore migliore, più bassi valori di acidità e una maggiore resa in olio extravergine d'oliva;
d - la permanenza prolungata delle olive mature sui rami della pianta causa la mancata differenziazione delle nuove gemme. Questo fattore costituisce dunque un elemento a favore del verificarsi della ben nota alternanza di produzione;

 

La raccolta delle olive si può effettuare manualmente o con agevolatori meccanici.

La raccolta manuale può essere di almeno tre tipi diversi:
- il primo sistema è detto brucatura. In questo caso i frutti sono asportati dai rami usando solo le mani. Le olive si depositano delicatamente all'interno di ceste o canestri. Il riempimento di questi contenitori arriva massimo a 5 - 10 kg/h di olive da olio extravergine e i 10 - 20 kg/h per le olive da tavola;
- il secondo metodo di raccolta manuale è la pettinatura. In questo caso le drupe vengono 'pettinate' o 'strisciate', cioé fatte staccare dai rami usando attrezzi detti pettinemanrapida e mansalva. Le olive sono cì lasciate cadere su teli o reti disposte al di sotto degli alberi. La resa di questo metodo si aggira intorno ai 15-25 kg/h per entrambe le categorie di olive: da olio extravergine e da mensa;
- il terzo metodo di raccolta manuale è la raccattatura. Questo sistema è praticato soprattutto in Liguria e Puglia e consiste nel raccogliere l'oliva dal suolo, quando questa è già caduta naturalmente.

 

La meccanizzata delle olive si attua con l'aiuto di diversi macchinari agricoli:
- ganci o pettini oscillanti che, azionati dalla potenza di compressori e sollevati con l'aiuto di aste, permettono di raddoppiare la resa oraria in olive;
- scuotitori delle branchie o del tronco. In commercio esistono macchinari scuoti-raccoglitori che combinano l'organo scuotitore e quello che intercetta la caduta delle olive.

 

Avversità biologiche che mettono a rischio la produzione di olio extravergine di oliva e di olive da mensa.
Le principali avversità biologiche alla salute degli alberi di ulivo possono causare danno (come fanno gli insetti) o malattia (come fanno i funghi, i virus e i batteri).

Tre sono le principali cause di malattia degli ulivi:

1 - il cicloconio detto anche occhio di pavone. L'agente eziogeno è il Cycloconium oleaginum, un fungo che rappresenta una tra le più importanti e dannose malattie dell'ulivo. Questo male colpisce soprattutto le foglie ma non risparmia né i rametti più giovani né i frutti. Sulla superficie delle foglie si manifesta con macchie rotondeggianti di circa 10 mm di raggio, che si presentano come cerchi concentrici policromatici (di colore che va dal giallo al brunastro). E' da questa caratteristica che ricorda il caratteristico disegno a occhio della coda del pavone che deriva il nome di questa malattia fungina. Essa causa effetti di filloptosi sulle piante colpite. Sui frutti i sintomi sono più occasionali e meno pericolosi e si manifestano piuttosto come piccole macchioline nere infossate e puntiformi. I danni a carico dei rametti colpiscono solo la parte erbacea e i sintomi sono simili a quelli delle foglie.

La lotta a questa malattia fungina è fondamentalmente di tipo chimico. Il protocollo della terapia prevede un campionamento delle foglie che serve a determinare la soglia d'intervento (da attuare solo se il 30-40 % delle foglie raccolte è affetto dalla malattia). Se si riscontra che la soglia di attacco è stata raggiunta o superata bisogna intervenire con un trattamento da effettuare a Febbraio-Marzo e con un altro da effettuare a Ottobre. I firofarmaci d'elezione sono a base di composti rameici (Idrossidi di rame, Poltiglia bordolese etc) oppure sono ditiocarbammati (Ziram o Zineb).

 

2 - la lebbra delle olive. Questa malattia dell'ulivo è dovuta agli attacchi del fungo Gleosporium olivarum e si manifesta soprattutto nel periodo autunnale, quando la sua diffusione è favorita dall'inizio le piogge. Essa colpisce i frutti in fase di maturazione sui quali si formano macchie estese, di forma rotondeggiante, dall'aspetto raggrinzito e di colore bruno nerastro. Sulle olive compaiono anche pustole gessose o cerose di colore marrone o rosato. Le olive colpite dal fungo cadono a terra oppure, se vengoo raccolte dall'albero comunque, forniscono un olio di qualità scadente (dal colore rossastro, torbido e acido) inadatto a essere commercializzato con la dicitura di olio extravergine di oliva. La malattia può colpire anche i giovani rametti e le foglie. Sul di esse si formano macchie giallastre che in un secondo momento virano al marrone. Le foglie colpite si seccano e infine cadono. La lotta che bisogna attuare è costituita, più che altro, da una serie di azioni a scopo preventivo, sia sotto il profilo agronomico sia con l'uso di sostanze chimiche. Nei casi in cui non si adotta l'agricoltura biologica la lotta chimica si effettua in autunno, quando le piante sono più sensibili all'attacco, e si effettua con trattamenti a base di prodotti rameici (Idrossidi di rame o Poltiglie bordolesi) che ostacolano lo sviluppo del fungo, oppure con il Clortalonil. La difesa agronomica si mette in pratica fornendo all'impianto un buon sistema di drenaggio che sia capace di allontanare le acque in eccesso oppure sfoltendo la chioma degli ulivi al fine di evitare la formazione di un microclima umido, che favorirebbe lo sviluppo del fungo patogeno.

 

3 -  la rogna dell'olivo. Questa batteriosi è causata dallo Pseudomonas savastanoi e i suoi danni si manifestano a carico dei rami, delle foglie e soprattutto delle radici. Su questi organi il danno è più pesante e più evidente che sulle altre parti dell'albero. Sul tronco e sui frutti si manifestano delle deformazioni o delle maculature anomale. La malattia si manifesta con la comparsa di tubercoli screpolati, duri e bruni, causati da aperture prodotte da avversità, da infezioni o da traumi. L'alto grado di piovosità primaverile abbinato a temperature particolarmente miti favorisce l'azione del batterio patogeno. I danni sono sostanzialmente causati dalla sottrazione di materiali plastici operata dal batterio, con una conseguente diminuzione della loro produzione che può raggiungere anche il valore del 30%. Come conseguenza di questo attacco si è misurato anche un certo peggioramento della qualità delle olive e dell'olio extravergine d'oliva. La lotta contro la rogna dell'olivo è fondamentalmente di tipo preventivo e si attua unicamente con sistemi agronomici. Essa si avvale della messa in atto di azioni a scopo preventivo: effettuare una buona potatura di rimonda con distruzione dei rami infetti. Si raccomanda di non raccogliere il prodotto tramite abbacchiatura, di proteggere e di disinfettare le ferite. Anche la lotta alla Dacus oleae che è vettore di tale batteriosi è fra le buone pratiche dendrochirurgiche.

 

Le più importanti malattie causate da agenti di danno (insetti) sono cinque:

1 - la mosca dell'olivo (Dacus oleae)
La larva della mosca dell'olivo misura circa 8 millimetri, è una forma apoda e ha un apparato masticatore costituito da due mandibole nere ben visibili anche a occhio nudo. Il suo colore è giallognolo ed il suo corpo è più sottile dalla parte dell'estremità cefalica. L'insetto adulto ricorda una mosca di piccole dimensioni (è lunga circa 4-5 millimetri) e ha un'apertura alare di circa 10-12 millimetri. La mosca dell'ulivo ha il capo fulvo con occhi verdastri.
Il corpo della mosca si presenta di colore grigio e le ali, trasparenti, hanno due piccole macchie scure alle estremità. L'alimentazione di questo dittero è diversa a seconda dello stadio biologico in cui si trova. La larva si nutre della polpa dei frutti entro i quali scava gallerie. Le olive così danneggiate sono sede di sviluppo di marciumi. Ne consegue la cascola, a causa dell'instaurarsi di colonie di microrganismi. L'insetto adulto si nutre dei succhi che fuoriescono dalla drupa a seguito della puntura di ovideposizione. L'animale assorbe i materiali zuccherini e proteici che estrae dalle diverse parti verdi dell'olivo usando il suo apparato boccale di tipo pungente-succhiante. Oltre ai danni prodotti attivamente, bisogna ricordare che la mosca dell'olivo è tra i principali vettori della malattia della rogna dell'olivo. La lotta a questo patogeno è sia di tipo chimico sia, negli ultimi anni, di tipo biologico. In questo caso la protezione della pianta si svolge con l'intervento di insetti entomofagi. La Dacus oleae è molto sensibile all'alternanza di temperatura, la quale cosa costituisce un vero e proprio fattore limitante del suo sviluppo. L'attività di volo dell'insetto, infatti, comincia quando la temperatura supera i 14-18 °C e si arresta quando questa superi i 31-33 °C. Inoltre una sequenza di varie giornate caldo-estive, con alte temperature (superiori ai 30 gradi centigradi), un basso tenore di umidità e l'assenza di piogge causanono un'elevata mortalità tra le uova e le larve presenti all'interno dei frutti. Lo sviluppo delle uova si arresta e l'attività degli adulti si inibisce. Gli entomofagi usati nella sperimentazione della lotta biologica sono parassitoidi larvali (come gli imenotteri Calcidoidei), entomoparassiti (Imenottero Braconide) e insetti che si nutrono delle sue uova (Dittero Cecidomide).

La lotta chimica unisce i principi della lotta integrata e di quella di tipo guidato. Si stabilisce la soglia di intervento, la quale varia in base e all'uso a cui si è destinata la produzione del campione rappresentativo. Il valore si calcola in termini di drupe attaccate per ettaro (200 drupe raccolte a caso, provenienti da 20 piante). Il rilevamento del numero degli adulti si opera usando trappole cromotropiche, trappole alimentari (avvelenate) prima che inizi l'ovideposizione e a feromoni sessuali, da installare alla fine di giugno in numero di 2 o 3 per ettaro di terreno.

 

2 - La Tripide dell'olivo (Liothrips oleae) è una specie di insetto molto diffusa nel bacino del mar Mediterraneo. L'insetto adulto è lungo circa 2,5-3 millimetri e ha un corpo nero brillante. Le ali sono frangiate. Le neanidi sono gialle. I danni agronomici si manifestano sui germogli, sulle foglie, sui fiori e sui frutti. Essi sono causati dalle punture trofiche degli adulti e delle forme giovanili. I germogli colpiti dall'insetto vanno incontro a uno sviluppo stentato. Le foglie si deformano e cadono precocemente. Sui fiori si manifesta l'aborto fiorale e successivamente la colatura. A carico dei frutti si possono avere talvolta delle cascole, ma sono molto più frequenti le deformazioni delle drupe, con la comparsa di infossature e di macchie anomale. Le punture trofiche possono anche favorire la penetrazione di patogeni dell'albero attraverso la ferita.

La lotta contro questo tisanottero si effettua sia con presidi di tipo chimico sia con azioni di tipo agronomico e si conduce anche con l'uso di due entomofagi del Liothrips cioè l'Anthocoris nemoralis (Rincote antocoride) e il Tetrastichus gentilei (un imenottero calcidoideo). La lotta chimica va fatta solo in presenza di gravi attacchi. A questo scopo si usano prodotti fosforganici come l'Acefate e il Metomil. Prima di agire bisogna stabilire la soglia d'intervento. Normalmente essa è valutata nel 10% di germogli effettivamente infestati. La lotta agronomica consiste nell'effettuare delle buone potature, con lo scopo di prevenire l'instaurarsi dell'infestazione da Tripide.

 

3 - La Cocciniglia mezzo grano di pepe (Seissetia olea) è un coccide che ha come ospiti principali l'albero d'ulivo e degli agrumi. Tuttavia esso è anche in grado di vivere su altre piante arboree ed erbacee tra cui l'oleandro, l'albero di giuda, l'evonimo, il lentisco, l'aralia, le palme, la zucca e le carduacee spontanee. Le infestazioni da cocciniglia mezzo grano di pepe colpiscono principalmente i rami, i rametti e la pagina inferiore delle foglie. Qui le neanidi si localizzano, fissandosi alla nervatura principale. La cocciniglia causa il deperimento vegetativo, la defogliazione, il disseccamento dei rametti, la cascola e una scarsa fruttificazione. La neanide di questo insetto è di colore giallognolo e tende a iscurire durante lo sviluppo. Il maschio è alato e compare raramente. La femmina invece è attera e misura circa 5 millimetri. Il suo corpo è completamente ricoperto da uno scudetto di cera convesso al di sotto del quale si sviluppano le uova. Sulla superficie di tale scudo è disegnata una sorta di H. Gli abbondanti escrementi zuccherini prodotti dalle femmine causa un effetto lente che brucia il punto della foglia sul quale si trova la goccia, oltre a un forte richiamo trofico per le formiche. Lo sviluppo della cocciniglia è favorito nelle annate in cui l'autunno e l'inverno sono più miti e ancor di più quando l'estate è umida e non particolarmente calda. Sono particolarmente soggetti a questi attacchi gli impianti trascurati e quelli sottoposti a intense concimazioni azotate. Anche l'alta densità d'impianto e le trascurate potature creano condizioni favorevoli allo sviluppo di queste infestazioni. La lotta a questo Rincote così dannoso si fa sia con interventi di tipo agronomico sia con l'uso di sostanze chimiche. Essa, in ogni caso segue i principi della lotta integrata e di quella guidata. Per intraprendere la lotta chimica si stima una soglia d'intervento di 2-5 neanidi per foglia oppure di una femmina reperita ogni 10 centimetri di rametto. Quando questa soglia si supera si interviene erogando composti fosforganici e oli bianchi. Si preferisce evitare di usare i primi a causa dell'alto valore di tossicità anche verso l'entomofauna agronomicamente utile. Gli oli bianchi si preferiscono per il motivo opposto. La lotta agronomica si effettua con potature spinte e ricorrendo a basse intensità di concimazioni azotate.

 

4 - la Cocciniglia cotonosa dell'olivo o Filippa (Lichtensia viburni) è un Coccide diffuso in tutte le regioni olivicole italiane. Esso causa seri danni colturali, soprattutto alla parte aerea degli ulivi. Il maschio di questa specie è alato. Le neanidi sono di colore giallo-verdastro e hanno forma ovale. La femmina adulta è lunga circa 5 millimetri e ha un colore giallognolo segnato da macchie scure. Le parti colpite dalla Lichtensia sono in particolare la pagina inferiore delle foglie e i germogli. Il danno agronomico consegue alla produzione di melata che comporta gli stessi inconvenienti causati dalle feci zuccherine della Cocciniglia mezzo grano di pepe.

Per debellare questo insetto si ricorre di entomofagi (Coleotteri Coccinellidi) e a criteri di lotta chimica, impiegando gli stessi prodotti usati nella lotta alla Cocciniglia mezzo grano di pepe. Utili azioni di lotta agronomica prevedono la potatura di sfoltimento.

 

5 - La Tignola dell'olivo (Prays oleae) è un insetto che presenta tre generazioni annuali (la larva, la crisalide e la farfalla adulta) capaci di attaccare le foglie, i fiori e le olive. La larva, lunga da 6 a 8 millimetri e larga 1,5 millimetri, è di colore verde cenerino. Il capo è invece di colore rossiccio. La crisalide è marrone ed ha una lunghezza di 4-6 millimetri. L'adulto è una farfallina bianca cenerina, di lunga da 6 a 7 millimetri. La prima coppia delle sue ali presenta piccole macchie scure. La seconda è di colore grigio uniforme con un bordo tipicamente frastagliato. La prima generazione comincia con il bruco e prende avvio nella seconda parte dell'inverno. Esso scava gallerie nelle foglie e poi erode le foglioline più tenere. Nel periodo di Aprile si impupa all'interno di un bozzoletto. La seconda generazione penetra i boccioli floreali (le mignole) e qui si incrisalida. La terza generazione è quella capace di provocare i danni più seri. Essa causa infatti la cascola delle olive e causa forti abbattimenti della resa e della qualità dell'olio extravergine d'oliva. Il danno è simile a quello causato dalla larva della mosca Dacus oleae. L'insetto infatti s'introduce nelle olive scavando al loro interno profonde gallerie che arrivano a erodere anche il nocciolo. Qui si rende evidente la differenza rispetto alle gallerie scavate dalla mosca. Osservate da vicino, le olive colpite dalle larve e dalle crisalidi della tignola si distinguono facilmente da quelle colpite dalla mosca.

La lotta a questo infestante è di tipo chimico e segue gli schemi strategici della lotta guidata e di quella integrata. Si usano anche insetti predatori (entomofagi come i Rincoti Antocoridi, i Ditteri Silfidi e i Neurotteri Crisopidi) e insetti parassitoidi (Imenotteri Calcidoidei e Imenotteri Braconidi). Le sostanze chimiche usate sono del gruppo dei composti Fosforganici. In alcuni casi si possono usare efficacemente le spore di Bacillus thuringiensis per causare la corrispondente malattiia degli infestanti.