Olio extravergine di oliva Sicilia

Azienda agricola TENUTA COLLOTTA

Latte d'asina biologico siciliano

Latte d'asina biologico prodotto in Sicilia
Latte d'asina biologico prodotto in Sicilia - Azienda Agricola Tenuta Collotta - Enna, Sicilia.
Belle fotografie a cura del movimento culturale L'eco del gusto.


 

Il latte d'asina è quello la cui composizione si avvicina maggiormente alle caratteristiche del latte umano. E' questa la ragione per cui sin dall'antichità l'umanità ha fatto ricorso al latte d’asina in tutti quei casi in cui la donna non avesse la possibilità di allattare il neonato. L'uso del latte bovino, infatti, è decisamente controindicato nei primi mesi di vita a causa del rischio di reazioni allergiche alla caseina bovina e di generare future intolleranze nell'adulto.


Il latte d’asina, al contrario, riduce il rischio di risposte allergiche e permette al bambino di ottenere i nutrienti di cui ha bisogno attraverso l'assunzione di una formulazione assolutamente naturale. Gli elementi nutritivi del latte materno, oltre a fornire acqua, energia, proteine e vitamine, contribuiscono a sviluppare un sistema immunitario efficiente. Con il latte d'asina si riduce inoltre il rischio di incorrere negli episodi diarroici del neonato che sono ben noti a chi alimenta i propri figli con latte artificiale. Tali eventi, sintomo talvolta di alterazioni a carico della flora microbica ancora immatura presente nell'intestino del bambino, si verificano immancabilmente ogni volta che si è costretti, per qualsiasi ragione, a cambiare la formulazione somministrata al poppante (cambio di marca, sostituzione con un latte adatto a una fase di crescita successiva etc). L'elevata concentrazione di lattosio nel latte di asina contribuisce al normale sviluppo del sistema nervoso del bambino, che in questa fase vive un momento di rapida crescita e di intenso lavoro a livello metabolico. Tra le caratteristiche che differenziano il latte di donna da quelli bovino, ovino e caprino, ci sono infatti la concentrazione di proteine (molto inferiore nel latte di donna rispetto a quello delle specie animali citate) e la concentrazione di zuccheri (soprattutto il disaccaride lattosio), che al contrario è molto più concentrato nel latte umano che negli altri. La ragione di queste differenze va ricercata nella differenza del modello di crescita dei neonati umani e dei piccoli di queste specie.

Un vitello o un agnello aumentano di peso molto rapidamente e per farlo devono incrementare la massa muscolare e le ossa. Questo fa sì che essi abbiano bisogno di un forte apporto di proteine e di calcio (componenti che nel latte bovino sono presenti nella forma di parafosfocaseinato di calcio). Il neonato della specie umana, invece, concentra le prime fasi della crescita sullo sviluppo del sistema nervoso. Questo processo lo porterà ad avere, al completamento dell'età infantile, il cervello più avanzato del mondo animale. Il galattosio, uno dei due monosaccaridi che compongono il lattosio entra appunto a far parte dei componenti strutturali delle cellule della glia, che contribuiscono alla formazione dei nervi.

 

Oltre alle applicazioni nel campo dell'alimentazione pediatrica, note da più tempo, la scienza medica e la biologia cominciano a ravvisare l'opportunità di usare il latte d'asina anche nell'alimentazione destinata all'età geriatrica.

La informazioni che seguono sono tratte da un articolo pubblicato negli ATTI DEL II CONVEGNO NAZIONALE SUL LATTE D'ASINA

 

Il latte d’asina ha da tempo ottenuto il riconoscimento ufficiale di alimento efficace nel trattamento terapeutico delle allergie e poli-allergie alimentari in età pediatrica. Tuttavia, i più recenti studi sulla composizione di questo alimento ne hanno suggerito l'uso anche nell'alimentazione curativa in età geriatrica. A questo proposito si fa un riferimento particolare alla composizione in acidi grassi, che evidenzia un basso contenuto di grassi saturi e un alto tenore di acidi grassi insaturi della linea ω3, alla disponibilità di oligoelementi, di sostanze ad attività prebiotica e probiotica, di importanti fattori di crescita e di fattori rilascio ormonale, nonché al limitato apporto calorico che lo contraddistingue.
Il consumo di latte bovino e di latticini in generale si riduce fortemente in età adulta, spesso a causa di

- disturbi del tratto gastrointestinale,

- di un deficit dell’enzima lattasi responsabile della scissione del disaccaride lattosio nei monosaccaridi galattosio e glucosio

- della presenza di allergia alle proteine del latte vaccino (APLV).
L'aterosclerosi e l’osteoporosi, affezioni che nella popolazione adulta hanno incidenza elevata, trovano nello stile di vita sedentario e nella cattiva alimentazione (una dieta troppo calorica, ricca di grassi saturi e contemporaneamente povera di buone fonti di calcio), le cause più importanti.
Nel corso del secondo congresso nazionale sul latte d'asina sono stati presentati oltre alla comparazione delle proprietà biologiche ed energetiche del latte d’asina con altri latti di uso comune, il razionale e gli schemi dei più recenti protocolli di ricerca dell’uso alimentare del latte d’asina nella strategia preventiva e nel controllo delle malattie citate più sopra, che come è noto sono tipiche dell’età geriatrica.

In modo particolare, si sono descritti i progetti rivolti a misurare l’efficacia dell'uso alimentare prolungato del latte di asina sulla densitometria ossea (contenuto minerale dello scheletro umano) in pazienti che riferiscano intolleranza al latte vaccino e l'eventuale influenza positiva sul profilo sierolipidico di soggetti ipercolesterolemici.

Le difficoltà nel digerire il lattosio, lo zucchero più rappresentato nel latte, in età adulta, comporta l'insorgenza di disturbi gastrointestinali e induce il soggetto a limitare fortemente o ad abolire totalmente il consumo del latte vaccino e dei suoi derivati (formaggi, ricotta, yogurt etc).
Ciò è molto frequente in Europa, dove la carenza dell'enzima lattasi interessa dal 10% al 60% della popolazione (come riportato da Simoons F.J. in un articolo del 1978).
I pazienti affetti da questa carenza enzimatica lamentano forti dolori e tensione addominale, diarrea e flatulenza in corrispondenza del consumo di latte e di latticini.

Purtuttavia, studi recenti hanno dimostrato che molti dei pazienti che hanno cessato di consumare latte a causa del verificarsi di questi disturbi presentano in realtà una capacità normale di scindere il lattosio in galattosio e glucosio. Essi hanno dunque una normale produzione di enzima lattasi a livello intestinale (Suarez F.L. 1995; Carroccio A. 1998). Uno studio sulla popolazione generale di un centro rurale siciliano, presentato al Secondo Congresso Nazionale sul Latte di Asina ha rivelato che il 15% della popolazione si “auto-definiva intollerante al latte”, ma che il 90% di questi soggetti risultava del tutto asintomatico dopo l'ingestione di un carico di lattosio ed dopo essere stato sottoposto a un “breath-test” (Carroccio A. 1998).
 

 

 Allergia alle proteine del latte vaccino
Questo ha portato i ricercatori a ipotizzare che fossero altri i componenti del latte vaccino responsabili dei sintomi riferiti dai pazienti che si definiscono intolleranti al latte, e in modo particolare la frazione proteica.
A questo proposito, si è valutata l'ipotesi della allergia alle proteine del latte vaccino il cui acronimo tecnico è APLV.
Vale la pena di ricordare qui che l’allergia alle proteine del latte vaccino è una condizione molto frequente che si manifesta già in età pediatrica e che essa arriva a interessare il 5-10% dei bambini di etnia caucasica (Host A. 1994). Le manifestazioni cliniche di questa condizione patologica sono quasi sovrapponibili a quelle riportate dai pazienti con la classica intolleranza al lattosio da carenza di enzima lattasi.
Si pensa che con il progredire dell’età anagrafica, la maggior parte dei bambini allergici acquisisca una tolleranza immunologica verso gli alimenti che hanno avuto su di essi effetti allergizzanti. Ciò nondimeno alcuni studi hanno dimostrato che questo non è sempre vero. I sintomi di ipersensibilità possono infatti permanere e manifestarsi anche nel corso della seconda infanzia e addirittura in età adulta (Carroccio A. 2000; Iacono G. 1998).
Nessuno studio, tuttavia, ha finora valutato l’eventualità della presenza di allergia alle proteine del latte vaccino nei soggetti che riferiscono una intolleranza al latte e che risultino però capaci di assorbire normalmente il lattosio.

 

Ridotto consumo di latte e rischio di osteoporosi
Il latte e i formaggi nell'evoluzione della nostra società hanno assunto un ruolo fondamentale nell’alimentazione. In modo particolare giocano un ruolo rilevante nel prevenire o nel correggere i sintomi dell’osteoporosi. La frequenza delle fratture vertebrali spontanee da osteoporosi nella popolazione adulta è molto alta e raggiunge il 12% del campione preso in esame in uno studio radiologico condotto su donne ultracinquantenni (O’Neill T.W. 1996).
E’ ben noto che uno dei principali fattori favorenti l’insorgenza dell'osteoporosi nell'adulto è una dieta povera di alimenti contenenti calcio. Ne è un esempio la dieta priva di latte e di formaggi. E' stato documentato che correggere le abitudini alimentari aumentando l'intensità del consumo di latte e dei suoi derivati più magri, è da considerare uno degli obiettivi sanitari di maggiore importanza nel campo della prevenzione con dell'osteoporosi.
Un’indagine sulle abitudini alimentari della popolazione siciliana ha dimostrato che l’introito giornaliero di calcio nei pazienti che si definivano intolleranti al latte era appena di 320 mg al giorno, pari alla metà di quello del resto della popolazione (Carroccio A. 1998) e molto al di sotto degli 800-1000 mg al giorno raccomandati nella pubblicazione dei LARN da parte della Società Italiana di Nutrizione Umana.

 

Effetti di una dieta ricca di acidi grassi saturi sull'incidenza del rischio di sviluppare aterosclerosi
I fenomeni patologici a carico del sistema cardiovascolare sono la prima causa di morte del mondo occidentale. Le lesioni aterosclerotiche dei vasi sanguigni sono il corrispettivo anatomo-patologico di questi eventi e hanno nella dieta ipercalorica o troppo ricca di acidi grassi saturi la causa più rilevante. Alimenti ricchi di grassi insaturi (ω3) hanno un effetto protettivo sul sistema cardiocircolatorio. Lo ha anche l'abitudine a consumare una dieta a basso contenuto calorico, ricca di pesce. La riduzione dell'ingestione di acidi grassi saturi, l'incremento del consumo di fibra vegetale, la sostituzione della carne rossa con il pesce di mare e il consumo di vegetali ricchi di antiossidanti (specialmente frutti di bosco, vegetali a polpa rossa o arancione, melograno, etc) rappresentano i capisaldi della strategia di controllo alimentare del progredire della degenerazione dei vasi sanguigni che porta alla malattia aterosclerotica.

 

Il ruolo del latte di asina nelle strategie per prevenire l'osteoporosi e l'aterosclerosi
Il latte d'asina ha qualità nutrizionali e terapeutiche inversamente proporzionali alla diffusione del suo consumo. In altre parole esso è tanto prezioso quanto misconosciuto. Le cause di questa incongruenza sono varie. Innanzitutto la difficoltà a reperirlo sul mercato.

I più importanti studi clinici sui vantaggi di consumare latte d'asina sono stati condotti su pazienti che manifestavano i sintomi di una allergia alle proteine del latte vaccino (Carroccio A. 2000, Iacono G. 1992).
Il latte di asina si è dimostrato ben tollerato dall'organismo di pazienti in età pediatrica che riportavano sintomi severi da allergia alle proteine del latte vaccino. Esso non ha determinato alcuno dei sintomi dell'allergia e ha permesso un corretto accrescimento dei giovani pazienti (Iacono G. 1992). Un risultato analogo si è riscontrato nel caso di pazienti con manifesta polintolleranza alimentare, cioé in soggetti che oltre a non tollerare le proteine del latte vaccino, non tolleravano molti altri alimenti, tra cui latti speciali con proteine idrolisate (e dunque dotate di un potere “immunogeno” più basso) (Carroccio A. 2000). Il 100% dei soggetti che componevano il campione dimostrava di non tollerare il latte di mucca, il 90% non tollerava il latte di capra, il 60% del campione non tollerava il latte di pecora. Solo il 15% dei soggetti polintolleranti era intollerante anche al latte di asina.

L’uso del latte di asina ha dimostrato dunque di essere un importante presidio terapeutico nei bambini colpiti da APLV e può quindi a buon conto essere proposto anche ai soggetti adulti che presentino sintomi riconducibili alla stessa patologia.
Diversi studi hanno inoltre dimostrato che il latte di asina è un alimento a basso contenuto calorico, con un contenuto di acidi grassi saturi particolarmente basso, specialmente se confrontato con il latte dei ruminanti (mucca, pecora e capra). Esso ha inoltre un tenore abbastanza elevato di acidi grassi poli-insaturi (acidi grassi della serie ω3, noti per il loro effetto positivo sulla salute dell'uomo e diffusi soprattutto nel grasso di pesce). Questa caratteristica lo rende un presidio molto utile nella prevenzione alimentare delle malattie cardiovascolari, delle patologie autoimmuni e delle malattie a base infiammatoria (Salimei E, Chiofalo B, Belli Blanes R. 2001). E’ quindi auspicabile una maggiore diffusione del suo suo uso nella nutrizione umana dell’adulto affetto da ipercolesterolemia.